1968 – Sintassi Teatrale

  1. “Lirica greca (Alcmane)”
    Organico: s, a, legni, archi e  percussione. Mai eseguita.
  2. “Frammento n. 48 da Alcmane” per gruppo strumentale, danza e soprano.
    Organico: 2 flauti, oboe, corno, viola, violoncello, arpa, percussione.
  3. “ Frammenti n.2-4-80 da Saffo” per flauto, voce declamante e danza.
  4. Musiche per “Edipo re” di Sofocle: stasimo IV ed esodo <<da Edipo Re>> di Sofocle”
    sintassi teatrale con voci parlanti, complesso strumentale soprano e basso.
    Organico: flauto, oboe, corno, piano, organo, percussione.

Prima esecuzione

Venezia, Teatro di Ca’ Foscari, 19.7.1968
soprano Katia Ricciarelli,
basso P. Badoer,
Compagnia Stabile di Ca’ Foscari,
dir. Pasquale Rispoli,
Coreografia di Egilda Cecchini,
scene di Gigi Perucci e Claudio Galeazzo.
Regia di Renato Padoan.

Edito da Suvini Zerboni

Altre esecuzioni

Taormina, Sinopoli Festival, Palazzo dei Congressi, 18.10.2007 – Sinopoli Chamber Orchestra
“Tre frammenti da Saffo”
“Musiche di scena per “Edipo Re”
Stefano Celeghin direttore
Con Sara Allegretta, Sonia Bergamasco, Maurizio Leoni, Paolo Musio, Tiziano Panici, Alfonso Veneroso
Regia Denis Krief
Produzione esclusiva del Sinopoli Festival

Nota dell’autore

Notazioni a proposito di questa SINTASSI TEATRALE

Il mondo dell’antica Grecia è ricco di un fascino e di una suggestione cui molto difficilmente si può rimanere indifferenti. Si sente così il bisogno di riimmergersi in quell’atmosfera meravigliosa senza perciò rinunciare alle esperienze contemporanee, anzi cercando di trovare una sintesi.
Da queste premesse nascono i lavori presentati in questo spettacolo. Il « Frammento N. 48 da Alcmane», facente parte di una serie di frammenti per complesso strumentale e soprano (1966) tende a realizzare una sintesi musicale tra le conoscenze, purtroppo limitate, rimasteci dell’antica musica greca e le attuali correnti dodecafoniche e postdodecafoniche.
Lo studio delle scale e dell’intervallistica greca sono servite come base per un discorso seriale, trattato per altro con autonomia. Molto interessante è risultato lo studio sui ritmi usati negli antichi canti popolari greci ionici e dorici, trovandoli così attuali da giustificarne un accorto riuso.
Non legati a questi propositi appaiono invece i « Frammenti da Saffo » i quali tendono a realizzare una fusione tra la recitazione ritmica, i disegni coreografici e la musica, libera questa volta da rapporti con quella greca. Nell «Edipo Re » si è cercato di trovare un punto d’incontro efficace tra il mondo della musica ed il mondo del teatro; si è ricorso così a precisi stilemi di recitazione ritmica e all’ inserimento di un gruppo strumentale nello spazio scenico ove viene a figurare non come elemento passivo, ma come interprete che si serve dello strumento musicale come l’attore si serve della parola e del gesto.
La tragedia, tradotta dal greco dal prof. Enrico Turolla è ambientata in chiave moderna.
Sarà il dramma esasperato di una «élite » di personaggi costretti a ripetere quasi come un rito la tragedia sofoclea, come se ciò costituisse la sofferta liberazione da «qualcosa di sordido ed equivoco» avvenuto tra loro.
In questo senso il testo perde la sua funzione di contenuto e diventa una forma astratta.
Starà ad ogni singolo spettatore ricercare, scoprire e creare dietro le maniere, gli sguardi, le situazioni, un suo proprio contenuto.
La musica si inserisce nel testo secondo una linea dedotta dallo studio della metrica usata nella tragedia.
In ultima analisi la musica appare là dove una certa scansione metrica lascia supporre che vi sia stata.
La struttura delle armonie si rifà allo studio già effettuato per i «Frammenti da Alcmane», partecipando però meno alle esperienze della musica contemporanea, rimanendo così in una certa atmosfera arcaica. Il ritmo invece si rifà ad un voluto disegno monodico.

Giuseppe Sinopoli

Rassegna stampa

UN NUOVO CICLO UNIVERSITARIO

Il gazzettino – 19 luglio 1968
Di Gastone Ventura

Impegnativo esperimento al teatro di Ca’ Foscari
«Sintassi Teatrali» dignitoso tentativo di amalgamare tragedia greca e musica dodecafonica.

Dopo aver realizzato nella scorsa stagione teatrale sei novità assolute, il teatro universitario di Ca’ Foscari ha inaugurato ieri sera il nuovo ciclo delle sue rappresentazioni con la novità « Sintassi Teatrali» del giovane musicista Giuseppe Sinopoli.
Per quel che riguarda l’opera di Sinopoli (un allievo di Luigi Nono il quale più che alle tecniche schombertiane si avvicina alle forme seriali sperimentate con successo da Dallapiccola) il suo tentativo ci è sembrato riuscito solo per quel che si riferisce alle prime due parti della sua «Sintassi», «Frammento n. 48 da Alcmane» e «Frammenti n. 2, 4, 80 da Saffo»
Meno efficace – su questo piano – è apparsa invece la terza parte , «Stasimo IV ed esodo da Edipo Re di Sofocle» dove la presenza di un basso, di un soprano e di otto voci declamanti ritmicamente, hanno costretto l’autore a servirsi di schemi musicali tali da poter costruire un punto d’incontro fra teatro greco e musica dodecafonica cedendo, nel tentativo di portare il gruppo strumentale ad interpretare della tragedia, alla necessità di ricorrere ad una libertà assoluta che rende vana ogni ricerca dell’auspicata sintesi.
Per ciò che si riferisce alla tragedia tradotta dal prof. Enrico Turolla), la rappresentazione si è completamente allontanata dagli schemi usuali: non si tratterebbe del dramma di Edipo ma di quello di una «élite» di personaggi che cercano di liberarsi da quanto di «proibito» è stato loro riservato non dal fato ma dalle loro consapevoli azioni.
Quanto mai godibile la voce della bravissima Katia Ricciarelli; bene anche Paolo Badoer. Affiatato il complesso musicale composto da Gianna Caocci e Guglielmo Rispoli, Giorgio Agnetti, Alessi Benedetti, Aleardo Savelli, Luciano Bellini, Daniela Vendemiati, Claudio Benedettelli e Guido Facchin. Le voci declamanti erano di Gian Paolo Pippav, Loredana Perissinotto, Gianni Guidetti, Enzo Spitaleri, Laura Boscarioli, Federica Casal, Anna Sinopoli, Luciana Tessarolo.
Coreografia di Egilda Cecchini; scene di Gigi Perucci e Claudio Galeazzo. La regia di Renato Padoan si è improntata a sobrietà, tendendo particolarmente per la terza parte a una forma d’oratorio.
Dirigeva le musiche il maestro Pasquale Rispoli che ha accentuato gli effetti coloristici ottenendo risultati piacevoli anche quando le asperità proprie della musica dodecafonica rendevano difficile la partecipazione del pubblico.