1971 – Opus Daleth

Per orchestra

Organico

(1.1.2.1. – Sax – 1.1.1.0. – Pf. – Ar. – Clav. – Cel. – Glock. – Vibr. – 2 Perc. [6 Bg., 3 Tbl., Tt., Gc., 2 Trg.] – A.: 2.0.1.1.1.)

Prima esecuzione

Venezia, Festival, 17.9.1971 – dir. Ettore Gracis

Durata: 9’

Edito da Suvini Zerboni

Altre esecuzioni

– Parigi, 19 dicembre 1974, Theatre de l’Odéon, Ensemble 2e2m, Jacques Mercier direttore.
– Roma, 29 maggio 2005, Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli, Orchestra di Roma e del Lazio, dir. Lu Jia, mezzosoprano Sonia Turchetta.

Note dell’autore

Note su Opus DALETH

“Adhesit lingua lactentis ad palatum in siti
parvuli petierunt panem et erat qui fran
geret eis.”
Jeremia. Lamentationes. Elegia IV.

Il quarto versetto della quarta ekkah biblica è associazione citata.
Il segno dell’indigenza si figura allegoricamente nel momento della impossibilità ad agire e poi in quello dell’assenza del gesto.
Tra il primo e il secondo corre il “verbum” come possibilità e presenza.
La sete, determinazione dell’assenza, rimanda da quest’ultima alla possibilità.
Il gesto è prima ed altro dalla sua manifestazione.
La fenomenologia usurpa del gesto la natura statica, al di là del divenibile, mercificando a sue spese e rappresentandosi come mediazione fra l’essenza e l’esistenza.
Il gesto, con un salto di natura assolutamente qualitativo, ridiviene, mediato dalla categoria fenomenologica, gesto storicizzato nella prassi socio-economica. L’energia, liberatasi fra i due livelli di potenziale, celebra l’olocausto idiota per la produzione in serie di salvacondotti delle coscienze.
La mediazione sonora, come fenomenologia del musicale, si denuncia inerme paraninfo di riti funebri in cui la prassi compositiva rivela sempre più, redigendosi nell’Opera, la vanità dei pretesi diritti ad una genealogia essenziale.
L’allegoria acquista adepti. Il “verbum” tace.

Giuseppe Sinopoli