1968 – Erfahrungen

Venezia 5-XI-1968

Per 13 strumenti solisti

Organico

Flauto in Do, oboe, clarinetto in Sib, fagotto, corno in Fa, tromba in Do, arpa, pianoforte, 2 violini, viola, violoncello, contrabbasso.

Prima esecuzione

Palermo, Teatro Massimo di Palermo, 18/06/1970. Dir. Maurizio Arena, Gruppo strumentale solisti del Teatro Massimo
(Prima esecuzione assoluta, registrata e trasmessa dalla Radio Rai di Palermo)

Durata

12’ circa

Edito da: Suvini Zerboni

Altre esecuzioni

Milazzo, Circolo artistico Diana, 25.4. 1971. Gruppo strumentale Solisti del Teatro Massimo di Palermo M.Arena, direttore
-Messina, 26.4. 1971- idem
-Roma, Auditorium Università Cattolica del Sacro Cuore, 4.12. 2002, Orchestra Roma Sinfonietta dir. Karl Martin.
Roma, Università di Roma Tor Vergata. 21.1.2004, Orchestra Roma Sinfonietta, dir. Karl Martin.

Note

Note al programma di sala di Sandro Cappelletto

“Erfahrungen” (Esperienze) è un’opera del 1968. Il primo titolo del suo catalogo di compositore, “Numquid et unum”, per clavicembalo e flauto risale al 1970; salvo ulteriori ritrovamenti, queste Esperienze costituiscono dunque il vero inizio di un percorso che ha prodotto esiti di grande spessore. Le opere di Sinopoli conoscono numerose esecuzioni da quando il Maestro, poco prima della scomparsa, di nuovo acconsentì a farle eseguire, annunciando anche un suo prossimo ritorno al comporre, attività interrotta nel 1981.
Tredici strumenti solisti avviano un dialogo Adagio molto espressivo, iniziato da una frase del violoncello, al quale presto si unisce la viola, poi il corno, poi oboe e arpa, e via via le altre voci di questo racconto, che procede con quella dialettica tra densità e rarefazione del suono tipica di Sinopoli. Un’attenzione costante verso la dinamica emozionale del fare musica: quegli slanci, quelle passioni, quelle dismisure che si amavano nel suo modo di dirigere, sono già qui, racchiuse in un’esperienza inquieta, mobile, curatissima nell’attenzione portata all’emissione del suono, capace di passare, nello spazio di una battuta, dal “fortissimo” quasi al silenzio.
Un ruolo concertante viene affidato al pianoforte, strumento che ritornerà protagonista in numerosi lavori del maestro. Il suo ingresso è scandito da veloci ottave che esplorano diverse regioni acustiche della tastiera, prima di concentrarsi in una zona centrale percorsa con rapido, forte nervosismo, in un accelerando veloce e possente dell’intero organico strumentale, dopo questo primo acme, il contrabasso accenna la serie di dodici note: appunto la forma che sempre serve all’artista per organizzare la propria libertà, viva qui nei repentini passaggi solistici degli strumenti, in una conversazione concertata con abilità ed estro da direttore e segnata, scandita dalle ‘incursioni’ pianistiche. Numerosi sono gli esempi di questa arditezza di incroci, di timbri: il gioco che inizia a due tra pianoforte e arpa quando riavviano la frase su un trillo del clarinetto. E subito diventa a tre, quando interviene acuto e lieve il secondo violino, che poi si inerpica lungo una scala acutissima; l’ultimo accordo, “pianissimo”, del pianoforte, una pausa d i tutti, poi la conclusione, un rapido crescendo verso il “fortissimo finale”, così teso nel mobile rapporto degli strumenti e dei loro suoni. Già nell’opera d’esordio, la consapevolezza della scuola dodecafonica diventa, come è stato per Maderna, base per personali invenzioni, per un proprio carattere creativo.

https://www.youtube.com/watch?v=KDkXee0CAtk&t=76s