Mahler: Symphonie No. 9

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Mahler

Sinfonia n.9 in re maggiore

1h 39′ 41″

Andante comodo
28′ 10″

Im Tempo eines gemächlichen Ländlers. Etwas täppisch und sehr derb
15′ 13″

Rondo-Burleske. Allegro assai. Sehr trotzig
13′ 19″

Adagio. Sehr langsam und noch zurückhaltend
25′ 51″

Philharmonia Orchestra
Giuseppe Sinopoli, direttore

Registrazione: All Saints’ Church, London – dicembre 1993 – studio

1° Edizione in CD DEUTSCHE GRAMMOPHON – 445 817-2 – (2 cd) – durata 43′ 25″ – 39′ 14″ – (p) 1995 – Digitale 4D DDD

 

Per la musica moderna, Mahler è punto d’arrivo o di partenza?
Equivale alla figura di Plutarco nella stagione declinante dell’ellenismo: uno stadio in cui c’è tutto un mondo che si sfascia e la riflessione su quel mondo. Mahler riflette sul passato: è un punto di chiusura non di arrivo, e poi ci sono i recuperi del mondo wagneriano che seguono a livello di pessimismo esistenziale se non materico. C’è ben altro oltre l’immobilizzazione borghese di Strauss (anche se forse proprio per questo filtro culturale più incisivo mi attira sempre maggiormente il mondo straussiano), c’è violenza e una forza assoluta: Mahler chiude le riflessioni sull’identificazione dell’Io con lo Stato: il tentativo delle garanzie viene completamente eliminato, l’uomo è ancora una volta, irrimediabilmente, solo; allora c’è la immobilizzazione dei meccanismi della memoria; memoria come fatto regressivo. Tutte queste bande, bandine, fanfare, campane non sono momenti di vagheggiamento ma di regressione psicoanalitica. Esprimono la fuga da una situazione momentanea di disagio verso il ritrovamento di un tempo in cui le tragedie dell’oggi non esistevano: Mahler è il compositore del negativo mentre oggi viene spesso proposto hollywoodianamente, al positivo.

Eppure basta analizzare la musica. Nella Sinfonia n.9 c’è un ossessivo spostamento ritmico sul secondo quarto per un riferimento regressivo molto preciso e particolare: la presenza della madre che era claudicante. Il riferimento alla figura materna in Mahler non è mai diretta (tranne che in Urlicht); questa circostanza metrica non può essere un caso. Affascinante è vedere come spesso gli accompagnamenti ai valzer siano preponderanti rispetto alla melodia: è il primo segnale del negativo. I percorsi di questo percorso al negativo (che culmina nella Sinfonia n.9 e nell’Adagio della Decima) approdano allo stadio in cui l’immobilizzazione funeraria, il senso totale della perdita, che coincide con la morte, porta indietro al momento in cui l’infanzia coincide con il vuoto, con il nulla: la morte diventa una ninna-nanna, ma non serena. E’ la fase della massima regressione. C’è una ballata di Wolf in cui si parla di una gondola funebre che attraversa la laguna però si muove come una culla… Mahler recupera il senso della Sensucht di Eichendorff, il momento in cui ti allontani da qualche cosa e la perdi (però la cosa perduta rimane dentro di te): nostalgia che è struggimento, lo stesso di Schumann (il romantico più legato a Eichendorff). In Mahler questi meccanismi vengono rielaborati e radicalizzati.

intervista di Angelo Foletto

Musica Viva, Anno XV n.7, luglio 1991

 

 

Nelle sinfonie di Mahler, nella « Nona » in particolare, qual’è l’elemento caratterizzante?

In tutto Mahler ininfluenti  sono le  somiglianze  d’orecchio  formali con la tradizione,  il  linguaggio  è sempre in posizione di rottura. Certe melodie, certi episodi che possono sembrare  ascendenze del  passato  sono  in  realtà, secondo una felice immagine di Adorno,  residui di  bottiglia che, puntati verso il sole, diventano focali e distruggono la tradizione.

 

Do po aver diretto in disco lavori di Maderna, Bussotti, Manzoni e Schoenberg, quali saranno le sue prossime incisioni?

Dal 1982 ho un contratto in esclusiva con la Deutsche Grammophon che prevede, assai più in là nel tempo, anche la presenza della Filarmonica di New York, un complesso che ho diretto appena qualche giorno fa e con il quale periodicamente mi ritrovo ogni anno, oltre alla Filarmonica di Berlino, la Filarmonica di Vienna, la Los Angeles Philharmonic, l’Israel Philarmonic, la Deutsche Oper di Berlino. Con la Deutsche Oper ho inciso recentemente Nabucco con Cappuccilli, Domingo, la Dimitrova, Nesterenko, la Valentini Terrani; vi saranno   poi le registrazioni di Macbeth, pure con la Deutsche Oper con Bruson, la Dimitrova, Schikoff, Lloyd; e Manon Lescaut con i complessi del Covent Garden e con Kiri Te Kanawa Domingo,  Allen. Più in la nel tempo forse, Bohème, Rigoletto, Forza del destino, la Seconda Sinfonia di Schumann, la Seconda e la Sesta di Malher. Recentemente ho registrato il Requiem tedesco di Brahms con la Filarmonica ceca e il Coro di Praga: verrà pubblicato per il 150′ della nascita di Brahms ed egualmente curerò l’incisione degli altri lavori corali, sacri e profani di Brahms, Rinaldo, Canto del destino, Nenia, Rapsodia per contralto, Canto delle Parche, Triumphlied.